Resilienza, cosa ci insegna la psicologia?

Per resilienza si intende la capacità di affrontare in modo positivo gli eventi imprevisti e traumatici della vita. Essa permette agli individui di opporre resistenza alle avversità che si incontrano, per riorganizzare – sia sul versante materiale che su quello psichico -, la propria esistenza. La resilienza consente di convivere quotidianamente con lo stress. Gli individui resilienti sono determinati, perseguendo i loro obiettivi, anche di fronte agli ostacoli e alle avversità. E’ una caratteristica innata, biologica, ma può anche essere appresa, nella misura in cui è stata disconosciuta o potenziata.

Nelle attuali società “avanzate” la resilienza diventa una capacità fondamentale per superare le difficoltà quotidiane. L’instabilità economica e la deriva politica e culturale hanno incrementato le preoccupazioni per il futuro, ma anche le difficoltà del presente. Gli individui sono sottoposti a livelli di stress sempre più alti. Il consumo sempre più elevato di psicofarmaci e antidepressivi non è sempre una risposta adeguata, anche perché si cerca di attenuare il disagio, per renderlo addomesticato e docile. Re-imparare ad essere resiliente significa invece respingere la convinzione dell’impossibilità di una trasformazione del sé e del proprio ambiente di riferimento. Significa altresì rafforzare gli strumenti cognitivi e relazionali più efficaci per non essere soprafatti.

Il termine resilienza deriva dal lessico della metallurgia. Come in psicologia anche la scienza dei materiali ci insegna che esistono forme strutturali diverse per adattarsi ai traumi. La psicologia insegna che i tratti caratteristici delle persone fragili sono la rigidità, la staticità e l’isolamento: esse sono alla mercé degli eventi e incapaci di reagire agli stimoli. E’ come se la loro energia si spegnesse scontrandosi con le difficoltà. Le persone più dinamiche, invece, hanno buone capacità di interazione con gli altri utilizzando, in caso di necessità il ricco bacino di risorse in loro possesso. I due tipi di persone descritte possono essere confrontate con le tre famiglie principali di materiali: ceramici, metalli e polimeri. I materiali ceramici sono fragili perché, al loro interno, i legami inter-atomici sono rigidi, duri e poco flessibili. Ad un certo livello di tensione si spezzano, non avendo la possibilità di riorganizzarsi e ritrovare un equilibrio nuovo. I metalli, invece, sono duttili e sotto stress avviene una deformazione plastica. Si deformano ma si rompono facilmente. Gli atomi condividono con quelli adiacenti uno o più elettroni che danno origine ad una nube che si muove e reagiste all’urto. La materia dei polimeri è ancora differente. Anch’essi, come i metalli, sono tenaci e duttili, ma non si deformano. Hanno un comportamento elastico non lineare ed una struttura interna formata da flessibili catene che consentono strategie di resistenza ancora più organizzate. Le risorse di cui sono dotati fanno in modo che la nube interatomica sia in grado di organizzarsi in strutture atomiche sinuose e flessibili.

A questo punto non può che sorgere una domanda. Quali sono le capacità psicologiche che consentono alle persone di essere resilienti? Ce ne sono diverse, ma stando agli studiosi di psicologia e di sociologia le più importanti sono le seguenti: l’ottimismo, l’autostima, la robustezza comportamentale – come il grado di controllo sul proprio operato, l’impegno profuso o la sfida messa in campo nell’affrontare una sfida-, l’atteggiamento positivo e la varietà delle relazioni sociali. Sono queste le capacità che consentono di adattarsi al cambiamento e di affrontare in modo proattivo le situazioni negative. Un discorso analogo vale anche in campo sociale, nelle comunità sottoposte a  catastrofi come crisi socio-economiche, conflitti etnici, inondazioni, epidemie o terrorismo. Esiste anche una disciplina, nota come disaster resilience, specializzata nel management delle calamità. Anche i n questo caso, esistono delle capacità specifiche che permettono di sviluppare la resilienza nelle comunità: il senso di appartenenza ad un sistema, il controllo organizzativo sulle situazioni, la presenza di leader sfidanti, un costante senso di ottimismo, l’abilità ad apprendere nuove competenze, la presenza di valori e credenze forti, l’esistenza di una rete sociale diffusa.     

di Alfred Taylor