Lavoro qualificato ai nostri giorni

Un tempo era sufficiente acquisire le competenza necessarie per l’esecuzione di un determinato lavoro qualificato. Nell’epoca della digitalizzazione si è fatto un deciso passo in avanti nel knowledge management: è indispensabile adesso che sussistano degli organi che sappiano certificare le singole competenze, specialmente per alti livelli di professionalità. Vengono pertanto valutati i curricula ed inseriti in un data-base da evidenziare alle aziende  che ne vogliano fare richiesta; e  la preparazione dell’individuo da esaminare deve avere canoni ben stabiliti da rispettare. E’ anche per questo che molte università hanno già avviato da tempo  dei “master skills” per la preparazione ai massimi livelli. Ciò serve a salvaguardare  sia i consumatori che le singole professioni.

Dette competenze inoltre devono poi essere precisamente classificate e catalogate. Infatti, come accennato, esistono le hard skill che rappresentano la preparazione tecnica acquisita con l’esperienza. Ci sono quindi particolari specializzazioni quali la capacità di comunicare, di saper lavorare in gruppo,  di utilizzare il problem solving, di avere resilienza e di saper conseguire obiettivi; queste sono le cosiddette soft skills, che diventano sempre più determinanti nel processo di selezione nell’industria 4.0.

Continuamente nascono nuove professioni: dal blogger, all’influencer ecc. Per non parlare poi dello smartworking che è un modo per lavorare e far operare nei metodi meno dispendiosi. Fino all’addetto alla cyber security; ed in merito proprio in questi giorni, all’Università di Tor Vergata si stanno elencando delle metodologie relative all’elevata professionalità per la protezione dei dati  nell’attuale industria.

E stanno sorgendo pure i corsi per saper usare l’intelligenza artificiale a cui bisogna aggiungere l’intelligenza emotiva 4.0 con il fattivo ed importante contributo delle donne che a volte sanno gestire ancora meglio degli uomini l’innovazione ed il cambiamento collegati al sopraggiungere della citata I.A.

In pratica l’attuale sfida dell’industria può diventare un’ottima opportunità; anche se non è facile in quanto bisogna tenere presente sia l’aspetto economico che la crescita in modo sostenibile.

Esempio di certo pertinente  è il Word Economic Forum che tutti gli anni si svolge a Davos ove si è capito che i metodi industriali tradizionali stanno in una fase di declino: basta considerare il fatto che il P.I.L. mondiale in questi ultimi due anni è calato vistosamente. Occorre perciò  un qualificato metodo di aggiornamento, tenendo conto con la dovuta attenzione il fattore ecologico che riguarda tutto il pianeta.

In particolare, per quanto riguarda il nostro Paese (dove bisogna sempre  tener presente che c’è una stragrande percentuale di aziende medie e piccole), stanno notevolmente diminuendo le professionalità tradizionali dell’industria. Infatti mentre da un lato c’è un ritorno all’antico in quanto stanno avendo successo i metodi decisamente antichi (nell’industria e nell’artigianato alimentare, nell’oggettistica ecc.), dall’altro c’è un esasperato bisogno di molte professionalità ipertecnologiche, le quali nell’industria 4.0 stanno crescendo in progressione geometrica. Questi due estremi hanno una cosa in comune: una smisurata creatività, caratteristica unica del popolo italiano, capace di portare a traguardi una volta soltanto sfiorati dall’immaginazione più fantasiosa. Al punto da  poter affermare  adesso un concetto un tempo impensabile: non è vero che i sogni appartengono all’uomo ma è lui che appartiene ai sogni.

di Angelo Brasi